Dal 16 settembre il tasso sui depositi è al 2,50%. Il credito alle imprese intanto accelera (+4,1% a luglio), ma il costo del denaro risale. Ecco cosa significa per le PMI e quali scelte conviene fare adesso.
Il 10 settembre il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso un rialzo di 25 punti base, in linea con le attese dei mercati. Dal 16 settembre 2026 il tasso sui depositi presso la banca centrale è al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%.
La motivazione è esplicita: riportare l’inflazione stabilmente verso l’obiettivo del 2% nel medio periodo, in un quadro in cui il conflitto in Medio Oriente continua a spingere sui prezzi. Le nuove proiezioni dello staff indicano un’inflazione complessiva al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, con stime riviste al rialzo rispetto a giugno. Francoforte non si impegna su un percorso prestabilito: le prossime decisioni dipenderanno dai dati, riunione per riunione.
Il quadro del credito in Italia: domanda viva, costo in risalita
Il rialzo arriva in una fase in cui il credito alle imprese italiane sta ripartendo. Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia a inizio settembre, a luglio i prestiti alle società non finanziarie sono cresciuti del 4,1% su base annua, quelli alle famiglie del 2,6%. Il tasso medio sui nuovi prestiti alle imprese era al 3,79%: 4,37% per le operazioni fino a un milione di euro, 3,55% per quelle di importo superiore. Per i mutui casa il costo medio era del 3,81%, per il credito al consumo del 10,38%.
Il dato che mi colpisce di più è il differenziale tra piccoli e grandi importi: oltre ottanta punti base. È la fotografia di un sistema in cui la piccola impresa paga di più il denaro, spesso non perché sia più rischiosa, ma perché è meno leggibile: bilanci poco curati, documentazione frammentata, nessuno che racconti alla banca il merito di un progetto.
Cosa conviene fare adesso
- Pianificare la liquidità a 12-18 mesi. In una fase di tassi in salita, chi arriva in banca con un fabbisogno già stimato e documentato ottiene condizioni migliori di chi chiede in emergenza.
- Valutare la struttura del debito. Tasso fisso o variabile, durata, rinegoziazione delle linee a breve: sono scelte che oggi pesano più di un anno fa.
- Usare le garanzie pubbliche. Il Fondo di Garanzia per le PMI resta uno strumento decisivo per ridurre il rischio percepito dalla banca e quindi il costo del finanziamento.
- Liberare il circolante. Anticipo fatture, factoring e supply chain finance trasformano crediti commerciali in liquidità senza appesantire la Centrale Rischi come un nuovo mutuo.
- Curare i numeri prima della richiesta. Rating, indici di bilancio, andamento dei conti: sono il linguaggio con cui la banca decide. Conoscerli prima significa negoziare meglio.
La tecnologia come leva di accesso al credito
Nel mio lavoro con Credit-One e con la piattaforma HumanX vediamo ogni giorno come l’intelligenza artificiale cambi questa partita: analizzare in pochi minuti bilanci, estratti conto e Centrale Rischi permette di presentare un’impresa per quello che vale davvero, e di farlo prima che il fabbisogno diventi urgenza. In un ciclo di tassi in risalita, la preparazione è il primo fattore di risparmio.
Il messaggio per gli imprenditori è semplice: il denaro costa un po’ di più, ma c’è. A ottenerlo alle condizioni migliori saranno le imprese che sapranno farsi capire.
Fonti: comunicato BCE del 10 settembre 2026; Banca d’Italia, «Banche e moneta: serie nazionali», dati di luglio 2026. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non costituiscono offerta né consulenza personalizzata.