Chi pretende di elencarvi i loro mestieri è un imbroglione. Ma tre cose si possono dire. E la più importante riguarda quattro territori che restano profondamente, irriducibilmente umani.

Ve lo dico senza anestesia, perché vi rispetto. Il Forum economico mondiale stima che entro il 2030 la tecnologia creerà circa centosettanta milioni di posti di lavoro nuovi, e ne distruggerà circa novantadue: un saldo positivo. Ma con un rimescolamento delle competenze che toccherà la maggioranza dei lavoratori. E il Fondo Monetario stima che l'AI toccherà circa il quaranta per cento dei posti nel mondo, e quasi il sessanta per cento nelle economie avanzate.

Per la prima volta, si parte dalla mente

C'è una novità che deve tenerci svegli. Le rivoluzioni di ieri colpivano chi lavorava con le mani, e il riparo era studiare. Questa colpisce proprio i mestieri dello studio: scrivere, calcolare, tradurre, analizzare. Mentre l'idraulico, l'infermiera, l'elettricista restano, per ora, i più difficili da sostituire. Perché la mano dell'uomo, nel mondo fisico, è ancora un miracolo che le macchine non sanno rifare.

I primi colpiti sono i giovani, ai primi passi. Ma quelle mansioni erano la palestra in cui si diventava maestri. Ricostruire quel primo gradino è un'urgenza nazionale.

I quattro territori umani

Il valore del lavoro starà in quattro territori che restano profondamente umani. Il giudizio: decidere e prendersi la responsabilità, la firma che nessuno affiderà mai del tutto a una macchina. La relazione: curare, educare, consolare, guidare — tutto ciò in cui conta che dall'altra parte ci sia qualcuno, e non qualcosa. La creatività: non la copia, ma la domanda mai posta, la visione. E la maestria delle mani: dell'artigiano, del tecnico, di chi custodisce il territorio.

Mestieri che muoiono, mestieri che nascono

Stanno morendo i mestieri della pura ripetizione. E stanno nascendo mestieri che dieci anni fa non avevano nome: chi addestra le macchine e ne certifica gli errori, chi controlla gli algoritmi, chi prepara i dati, chi dirige squadre miste di uomini e macchine. E la cosa che vale oro per il Sud: quasi nessuno di questi mestieri ha bisogno di nascere a Milano. Viaggiano su un cavo di fibra. Si possono fare a Pizzo, a Soriano, a Serra San Bruno, servendo clienti a Bruxelles e a Boston. Se qualcuno dà la formazione, la connessione, e una ragione per restare.