Nel 2025 il mercato italiano dell'intelligenza artificiale è cresciuto del 50%. Ma il 71% delle grandi imprese ha avviato un progetto AI, contro appena l'8% delle piccole. In un Paese fatto al 95% di PMI, qui si gioca la partita.

I dati dell'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, presentati nel febbraio 2026, fotografano un'accelerazione netta: nel 2025 il mercato italiano dell'intelligenza artificiale ha raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% rispetto al 2024. Per dare la misura della parabola: nel 2018 quel mercato valeva 210 milioni. In sette anni è cresciuto quasi nove volte.

Il 46% del valore è generato da soluzioni di AI generativa o da progetti ibridi, il restante 54% da applicazioni di machine learning. In Italia operano 1.010 aziende attive nell'offerta di soluzioni AI e 135 startup finanziate negli ultimi cinque anni, con un forte orientamento verticale, soprattutto in ambito Healthcare e Fintech.

Il dato che deve farci riflettere

C'è però una frattura che attraversa il sistema produttivo, ed è la nostra vera sfida nazionale. Nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di intelligenza artificiale (era il 59% nel 2024). Tra le piccole e medie imprese, la percentuale di chi utilizza strumenti a pagamento si ferma intorno all'8-9%.

In un Paese il cui tessuto produttivo è fatto per il 95% di piccole imprese, il rischio è un'Italia a due velocità: i grandi corrono, il cuore produttivo resta fermo.

Eppure qualcosa si muove anche qui: la Pubblica Amministrazione arriva a pesare il 19% del mercato e le PMI il 18%, segno che la platea si allarga. Ma il divario di adozione resta il nodo su cui la politica industriale può fare la differenza, con formazione, incentivi legati alla formazione delle persone, e un committente pubblico capace di trainare la domanda.

L'AI cambia già il lavoro

L'intelligenza artificiale sta modificando il lavoro quotidiano: il 47% dei lavoratori utilizza strumenti di AI in azienda, e circa quattro su dieci stimano un risparmio di oltre 30 minuti nelle attività svolte con il suo supporto. Ancora più rilevante: il 41% afferma di svolgere, grazie all'AI, attività che altrimenti non sarebbe in grado di fare. Ma solo il 19% utilizza esclusivamente strumenti aziendali, segnalando un'ampia diffusione di "shadow AI" — l'uso non governato di strumenti personali.

Sul fronte delle competenze, nel 2025 gli annunci di lavoro che richiedono skill di AI sono cresciuti del 93%, e oggi il 76% delle offerte per profili qualificati include queste competenze tra i requisiti.

La parola dell'anno: Agentic AI

Gli esperti dell'Osservatorio indicano nell'"Agentic AI" la tecnologia simbolo del 2025. Ma con un avvertimento che condivido pienamente: la sua piena maturità arriverà solo con la convergenza tra motori probabilistici e capacità di ragionamento logico e autocorrezione. Fino ad allora, l'approccio human-in-the-loop non è solo consigliato: è necessario. È esattamente il principio che applico in ogni sistema che progetto — l'AI accelera e potenzia, ma la decisione che conta resta all'essere umano.

Resta poi un'incognita strategica: la fine delle risorse PNRR. L'assenza di un piano strutturale di finanziamento allo sviluppo dell'AI rischia di vanificare la crescita degli ultimi anni. È qui che si misurerà la serietà del Paese.