Tra il 95% e il 99% del traffico internet mondiale viaggia su cavi sottomarini. E le coste italiane stanno diventando i porti digitali del continente. Una partita di sovranità che si gioca, letteralmente, sui fondali del Mediterraneo.
C'è un'immagine che uso spesso per spiegare cosa significhi davvero "sovranità digitale": la nuvola non esiste. Esistono capannoni grandi come quartieri, pieni di macchine bollenti alimentate da centrali elettriche, e soprattutto esistono cavi — migliaia di chilometri di fibra posata sui fondali del mare. Tra il 95% e il 99% del traffico internet mondiale viaggia lì sotto, e con esso ogni giorno circa diecimila miliardi di dollari di transazioni finanziarie.
L'Italia, crocevia del Mediterraneo
La posizione geografica dell'Italia, e in particolare del Sud, è diventata un asset strategico. La strategia del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, pubblicata nel novembre 2025, individua nel Mezzogiorno il punto di approdo di numerosi cavi internazionali — BlueMed, 2Africa, SeaMed, Quantum Cable — che fanno dell'Italia uno dei principali punti di accesso ai flussi globali di dati, ponte tra Europa, Africa e Asia.
I progetti concreti si moltiplicano. Il sistema Unitirreno, completato nell'ottobre 2025, collega Sicilia e Liguria con il primo cavo Open Cable del bacino mediterraneo: oltre mille chilometri, 24 coppie di fibre ottiche, snodi a Roma-Fiumicino e Olbia, una capacità di 480 Tbps. Il cavo BlueMed di Sparkle collega l'Italia a diversi Paesi affacciati sul Mediterraneo fino alla Giordania. Mazara del Vallo, in Sicilia, torna a essere — come storicamente è stata — la porta dei cavi internazionali, con l'approdo del sistema pan-mediterraneo Medusa.
Il valore del Mezzogiorno non dipende più dalla distanza dal Nord, ma dalla vicinanza ai corridoi internazionali dei dati.
La sicurezza come questione strategica
Questa centralità porta con sé una responsabilità: la protezione delle infrastrutture critiche sottomarine, esposte tanto a rischi fisici quanto alle dinamiche della guerra ibrida. Non a caso si lavora a un hub dedicato al monitoraggio dei cavi nel Mediterraneo, con l'uso dell'intelligenza artificiale per analizzare lo stato delle infrastrutture e garantire reazioni rapide. È una strategia di sovranità tecnologica europea, orientata a ridurre la dipendenza da attori extra-continentali.
Il limite si chiama energia
Non basta avere cavi, fibra e aree industriali riconvertibili se la rete elettrica non regge. Terna ha messo in campo 16,6 miliardi di euro di investimenti nel quinquennio 2024-2028 per rafforzare la rete, di cui circa 10,8 destinati a sviluppo e superamento delle congestioni, con interventi che toccano direttamente il Mezzogiorno — dal Tyrrhenian Link al Sa.Co.I.3. È il passaggio più concreto: il Sud può diventare frontiera dei data center solo se il suo ruolo digitale viene sostenuto da un'infrastruttura elettrica all'altezza.
Ecco perché dico che la sovranità digitale comincia in una landing station, e si costruisce in una cabina elettrica. Non è uno slogan: è una catena di scelte materiali e politiche. E l'Europa, se vuole essere un soggetto e non un oggetto nella corsa globale all'AI, deve presidiare ogni anello di questa catena — a cominciare da quelli che, per pura geografia, passano dalle nostre coste.